Organizzazioni che respirano

Come sarebbe una società se tutte le persone fossero soddisfatte e felici sul proprio luogo di lavoro?

 di Irene Zagrebelsky

Lavoro e qualità della vita: una relazione diretta

Faccio un po’ di conti e mi accorgo che posso contare sulle mani il numero di persone che ho incontrato nell’arco del 2025 che mi hanno detto di essere soddisfatte e felici di lavorare dove lavorano.

Il lavoro è una dimensione così importante e che impegna una porzione di tempo ed energie notevoli nella vita di ognuno/a di noi. Essere soddisfatti/e o meno ha quindi un impatto molto grande sulla qualità della vita nel suo complesso, in negativo o in positivo, a livello individuale e collettivo.

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Cosa rende felici le persone sul lavoro

Ascoltando queste persone felici del proprio lavoro che mi è capitato di incontrare, posso fare un elenco di fattori che riconoscevano alla base della loro soddisfazione:

  • senso e motivazione nel proprio impegno quotidiano

  • riconoscimento per quanto fanno

  • collaborazione, rispetto, fiducia, senso di giustizia e coerenza all’interno dell’organizzazione

  • comunicazione chiara e trasparente tra ruoli diversi e con responsabilità differenti

  • spazio per prendere iniziative personali e proporre cambiamenti

  • meritocrazia e presa di responsabilità

  • avere spazi per conoscersi meglio e avere relazioni autentiche

Il volto opposto: insoddisfazione, rabbia, demotivazione

Mi ci vorrebbero molte mani invece per contare le persone insoddisfatte, arrabbiate e demotivate sul proprio posto di lavoro.

Anche qui una serie di fattori accomunano le esperienze di insoddisfazione:

  • perdita di motivazione e senso

  • mancanza di riconoscimento

  • mancanza di rispetto, fiducia, collaborazione

  • senso di ingiustizia e privilegi all’interno dell’organizzazione

  • mancanza di comunicazione e trasparenza

  • senso di sfiducia in qualsiasi possibile miglioramento, frustrazione e scoraggiamento

  • mancanza di iniziative e proposte per innescare cambiamenti

  • mancanza di ascolto e presa in carico delle problematiche

  • mancanza di conoscenza reciproca, relazioni bloccate ed evitate

I costi invisibili delle organizzazioni che non stanno bene

Quali costi umani, sociali e in termini di risultati producono organizzazioni che generano insoddisfazione, rabbia e frustrazione nelle persone che vi lavorano?

Quali cambiamenti possiamo mettere in atto per cambiare la direzione e utilizzare la crisi che attraversa i vecchi paradigmi come occasione per evolvere?

I luoghi di lavoro sono spazi di relazione

Le relazioni lavorative hanno, come ogni tipo di relazione, necessità di cura, impegno, investimenti, slanci e progetti condivisi. Tempi dedicati e sistemi che le mettano al centro.

Come in tutte le relazioni ci possono essere momenti di tensione, di fraintendimenti, di lontananza e anche di dolore. Trascurare tutto questo porta ad un ammalarsi dei rapporti e a volte al loro spezzarsi.

Quando smettiamo di parlarci

E come faremo a lavorare bene insieme e a raggiungere risultati se evitiamo di parlarci o se quando lo facciamo è per farci la guerra?

E come faremo a lavorare bene insieme se non gioiremo insieme quando le cose hanno funzionato?

Se continuamente daremo per scontato e pretenderemo che le cose siano fatte a modo nostro? E quando non funzionano cercheremo semplicemente un capro espiatorio su cui addossare la colpa, senza fare altro?

Come faremo se avremo sempre il fiato corto e neppure il tempo di respirare?
E figurarsi il tempo per respirare insieme?

È spesso questo insieme di fatiche relazionali, frustrazioni e dolore che ascolto nelle organizzazioni con cui mi capita di lavorare, che siano aziende, enti del Terzo Settore o Istituti scolastici.

Ascolto respiri affannati che non producono più energia perché inalano aria inquinata con troppo poco ossigeno. E non si aprono finestre per mettere in circolo aria di diversa qualità.

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Rallentare per tornare umani

Uno degli aspetti più apprezzati nei percorsi di formazione che conduco è lo sperimentare uno spazio in cui poter rallentare, prendersi dei tempi al di fuori della pressante routine per ascoltarsi, condividere emozioni, fatiche.
E soddisfazioni anche.

C’è spesso all’inizio una forte resistenza a rallentare che poi man mano si scioglie. E a questo punto lo spazio viene occupato. E ci si riscopre, inaspettatamente e con sollievo, umani.

Il valore della condivisione

Alla fine emerge invariabilmente una richiesta forte di avere spazi regolari di condivisione.

Rapidamente si coglie il beneficio di:

  • mettere in parole ciò che nella quotidianità si vive

  • nominare tensioni e fatiche

  • riconoscere assonanze di esperienze

  • vedere la stessa questione da più punti di vista

  • ritrovare slanci e motivazioni alla base del proprio e altrui impegno

  • prendersi responsabilità e coraggio per intervenire insieme

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Tempo per respirare. Insieme.

Tempo per respirare.
Per respirare insieme.
Per respirare insieme anche nelle difficoltà.

Non basta uno spazio qualsiasi.
Non può avvenire se si corre continuamente.
Non avviene programmando riunioni su riunioni in cui far parlare gli ego e darsi ordini.

Serve una reale disponibilità ad ascoltarsi reciprocamente con intelligenza, comprensione, autentica curiosità e capacità di leggere ciò che si muove sotto le parole.

Emozioni come informazioni strategiche

Una competenza chiave nelle organizzazioni è la capacità di ascoltare le emozioni presenti e riconoscerle non come intralci da sopprimere o “gestire”, ma come informazioni preziose per comprendere:

  • il grado di soddisfazione o insoddisfazione dei bisogni fondamentali

  • il livello di stress e il rischio di burnout

  • tensioni, blocchi relazionali e conflitti

  • il grado di coesione o separazione tra gruppi e ruoli

L’ascolto diventa così un passaggio imprescindibile per capire dove è necessario mettere energie per riparare, rigenerare, cambiare, evolvere.

Perché se non ci si ascolta, come si può sviluppare una consapevolezza dei bisogni che sono in gioco e quindi scegliere quali strategie mettere in atto?

Creare contesti sicuri

Se le emozioni sono informazioni preziose, diventa strategica la capacità di creare contesti sicuri in cui possano essere espresse.

Per questo è fondamentale investire nella crescita di competenze relazionali, soprattutto per chi ha ruoli di leadership, ma in generale per tutte le persone che compongono un’organizzazione.

È un cambio di paradigma, in un contesto in cui è ancora diffusa l’idea che le emozioni non debbano avere spazio sul lavoro e che mostrarle sia segno di debolezza.

Non debolezza, ma evoluzione

Non di debolezza si tratta, ma di evoluzione.

Un’evoluzione che passa dal riconoscere l’intelligenza relazionale ed emotiva come risposta alla complessità e come struttura invisibile che sostiene organizzazioni sane, vitali e generative, anziché respingenti e soffocanti.

“La qualità delle connessioni tra le persone non è ritenuta importante, quello che è importante è il profitto, la produzione. In effetti non c’è conflitto tra la produzione e la connessione delle persone, anzi la produzione può aumentare quando c’è connessione umana.”
Marshall B. Rosenberg – in Comunicazione e Potere

Oltre i vecchi paradigmi

Utopia? Belle parole?

No. È una parte fondamentale dell’avventura di passare da paradigmi organizzativi gerarchici, basati su controllo e paura — che non funzionano più — a organizzazioni che funzionano perché le persone respirano a pieni polmoni e desiderano contribuire a uno scopo più grande e condiviso.


PS: tutte le persone hanno emozioni, a prescindere dal ruolo che ricoprono. Anche quando gli interessi sono diversi.

    Irene Zagrebelsky

    Formatrice | Trainer di Comunicazione nonviolenta certificata dal Center for Nonviolent Communication

    Life Insight Srl SB

    Percorsi innovativi di Coaching, Formazione, Counseling organizzativo, Facilitazione e Mediazione.

    Corso Re Umberto 56, 10100 Torino

    Email: info@lifeinsight.it

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